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Clair Archive - Posting 000031.txt from 2004/04

From: "Paolo Gavelli" <77138@-----.com>
Subj: [clair] =?iso-8859-1?Q?Pi=F9_indietro.?=
Date: Fri, 09 Apr 2004 11:58:09 -0400

Non ricordo bene da chi la testimonianza, forse Byron.
Racconta di un pubblico italiano estasiato dal virtuosismo di un flautista
locale... un trillo!
Scandaloso già nella prima metà dell'ottocento, evidentemente in giro si
suonava altro!

E' caricaturale l' audizione descritta da Alessandro Carbonare?
Forse no, evidenzia la carenza dei fondamenti indispensabili per un
musicista finito; se tale essere può esiste!

Carenze nell' approccio e nel curricolo formativo.

Nella scuola musicale non esistono attività che sicuramente, alla lunga (
qualche decennio ), cambierebbero la situazione.

Formazione dell'orecchio, il ritmo, le attività per respirare bene... il
cantare; avete mai chiesto un ragazzo di cantare
l'esercizio, la sua parte in un quartetto o il concerto?

Si ride alla "Corrida" ma si dovrebbe ascoltare un coro di bambini
Ungherese, in una scuola di qualsiasi paese.

Pensare al dettato a più voci, per microintervalli, alla ritmica vera, al
solfeggio cantato vero... fantascienza.

Non solo il corso di solfeggio ha un' impostazione poco incisiva ma tutto il
resto;
le conoscenze e le capacità da sviluppare in un musicista sono sottovalutate
e non coltivate.

S'è fatta l'Università della Musica senza costruire nel concreto la base, il
serbatoi.
Si sono lasciati buchi preoccupanti in un progetto importante, incolmabili.

Pochi esempi:

Non esiste un percorso organico partendo dai tre anni fino alla Laurea.
Non si formano gli educatori per le diverse fasce d'età.
Non esistono educatori preparati specificatamente per tipologie.
Non esistono test di compatibilità o affinità Docente Allievo.
Non si pratica seriamente e costantemente la musica d'insieme.
Non c'è orientamento secondo le attitudini personali ( chi può fare questo o
chi quello ).
Non esiste verifica sull'operato dei Docenti.

Mettiamo anche collusione e sfruttamento?

Non proseguo, c'è da star troppo male.

Il risultato globale, lasciando da parte i superdotati, è un' impostazione
dilettantesca della struttura, sbocchi reali zero, beneficio sulla persona
che pratica la Musica nullo.

Si potrebbe definire situazioni da terzo mondo ma questo sarebbe offensivo
per quei Nobili Paesi.
Loro almeno hanno una metodologia efficacissima per la musica.

Paolo Gavelli

   
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