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Clair Archive - Posting 000063.txt from 2001/07

From: "Paolo Gavelli" <paologavelli@-----.com>
Subj: Re: [clair] pollice
Date: Sun, 29 Jul 2001 16:06:50 -0400

Ciao.
Guarda un po' che leggo in questi giorni !
Paolo Gavelli

...La musica è qui ed ora

Fin dal primo istante in cui noi tocchiamo uno strumento noi facciamo
musica.
Il primo suono che il principiante cava dal suo strumento è già musica, e
come tale deve essere amato e considerato. Quando un bambino scarabocchia
coi colori e osserva rapito il risultato, questo per lui è fonte di
godimento, è arte, e nessuno si sognerebbe di criticarlo per le imperfezioni
del tratto, e lui stesso non sta affatto pensando che ciò che sta facendo
sia un "esercizio" senza valore mediante il quale arriverà un giorno
dipingere la Gioconda: credo che sia ragionevole pensare che neppure
Leonardo da piccolo, mentre faceva i suoi primi scarabocchi pensasse questo.
Perché in musica le cose dovrebbero essere differenti?
Quando il violinista passa l'arco sulle corde per intonarle, quando un
suonatore di uno strumento a fiato comincia a suonare un po' per "scaldare
lo strumento", quando l'orchestra accorda, ecco che la musica sta già
iniziando.
Leonard Bernstein, presentando Louis Armstrong in occasione di un concerto
ebbe a dire di lui : "E' un musicista che anche quando suona solo tre note
per scaldarsi, lo fa con tutta l'anima": non è banale che proprio questa,
tra le mille cose che avrebbe potuto dire, gli paresse quella più degna di
essere sottolineata
E' assurdo pensare: " Bene, ora mi esercito a dovere e poi, quando avrò
acquisito una tecnica sufficiente, quando conoscerò a fondo il brano che sto
studiando, allora suonerò ".
E' un approccio assurdo per diversi motivi: intanto in questo modo
spessissimo succederà che la "tecnica" (ma cosa sarà poi questa tecnica?)
non sarà mai sufficiente, la conoscenza della musica che si studia mai
abbastanza approfondita, e in definitiva non ci sentirà mai veramente
pronti, e quando si suonerà si avrà sempre la sensazione di essere degli
abusivi nel mondo della musica, degli omiciattoli dappoco che tentano
inutilmente il confronto con i Grandi Interpreti.
Inoltre si prenderà la pessima abitudine di "esercitarsi", cioè di far
correre le mani sullo strumento in modo alquanto meccanico, senza prestare
attenzione ai suoni che si producono e alla loro espressione.
Quando ascolto qualcuno che studia in questo modo mi sembra di ascoltare un
attore che reciti in una lingua straniera che non conosce e che si sforzi di
imparare a declamare la sua parte alla perfezione, sillaba per sillaba,
ritenendo che sia meglio rimandare la comprensione e l'interpretazione del
testo a dopo.
Con questo non voglio dire che bisogna buttare via le scale e tutti gli
esercizi di tecnica. Le scale sono melodie bellissime: ho ascoltato un
grande Maestro suonare le scale maggiori, e avrei voluto che non smettesse
mai. Molti esercizi di tecnica sono giochi meravigliosi. Ma sono cose da
suonare, non attrezzi da culturista per farsi i muscoli.
Anche quando si comincia a suonare con lentezza un brano musicale
sconosciuto, è sbagliato pensare che ci si stia esercitando per poi poter
suonare compiutamente in futuro (oltretutto spesso accade che così facendo
questo futuro si allontani indefinitamente). Questo suonare "sottotempo" (
ma sottotempo rispetto a cosa?) è già musica.
Se io studio lentamente, magari fermandomi, bene, questa è la mia musica di
oggi. Domani sarà diversa, riuscirò a pensarla con più sintesi e il ritmo si
muoverà diversamente, avrò già meditato quelle cose per meditare le quali
ora mi fermo; dopodomani sarà ancora diversa (attenzione: diversa e non
necessariamente migliore) e così via: forse un giorno sarà buona da suonare
in concerto, o forse no, ma intanto ha già comunque un grande valore
musicale (magari solo per me: ma non è mica poco!)...

La tecnica.

Che cos'è la tecnica strumentale? Io credo che una buona definizione sia
questa: la tecnica musicale è la capacità di riuscire a produrre la sonorità
(sia essa un suono o un insieme o una successione di suoni) che si desidera.
Da ciò discende che chi non desidera realmente produrre alcun suono non
potrà mai avere nessun tipo di tecnica musicale. Potrà avere delle capacità
manipolatorie dell'oggetto-strumento, ma fin lì ci arrivano anche una
scimmia ammaestrata o un robot. La tecnica musicale spero sia qualcos'altro.
Quindi la tecnica deriva prima di tutto dal desiderio.
E' necessario perciò che esso sia intenso e che si possa poi precisare al
punto di rendere possibile un tentativo di realizzazione soddisfacente.
Desiderare non è poi una cosa così scontata e semplice: con una grande
fantasia e un'immaginazione ben articolata anche i desideri migliorano di
qualità; l'importante è però, quando parliamo di suonare uno strumento, che
i desideri restino desideri, e che non diventino progetti.
E' necessaria quindi una certa finezza nella rappresentazione mentale del
suono, ed una vasta esperienza di esso per poter avere dei buoni desideri,
ben definiti, affascinanti e, ovviamente, raggiungibili (almeno in parte).
Poi verrà tutto il lavoro pratico di sperimentazione ed aggiustamento (e qui
non sarà sbagliato avere dei progetti, nel senso di prefigurare una strada
adatta alla persona) ma senza la base di partenza del desiderio non sarà
possibile far nulla di buono.
Riguardo a come questi desideri possano essere realizzati, devo confessare
la mia più assoluta ignoranza: vedo che in pratica quel che è vero desiderio
(perché dovete sapere che ci sono anche desideri finti : scorze vuote che
sembrano frutti saporiti!) finisce quasi sempre per realizzarsi, ma come
questo accada continua ad essere un mistero affascinante per me: immagino
sia possibile provando e riprovando a suonare finché non si è soddisfatti di
quel che succede.
Il metodo non è così banale come sembra perché include un passo importante
che vorrei mettere in luce: se il musicista, dopo aver lavorato sul brano
musicale che sta eseguendo, dopo averne presa la necessaria familiarità,
continua ad essere insoddisfatto del risultato, dovrà necessariamente
intervenire sullo strumento che emette i suoni, e modificarlo, dopo aver
compreso cosa c'è che non va.
Ma attenzione: non sto parlando dell'oggetto-strumento (forse dovrà cambiare
o modificare anche quello, ma forse no) ma del nostro vero ed unico
strumento musicale, cioè la nostra persona. Intervenire sul suono significa
infatti intervenire su noi stessi!

Marco Adorna

da:

" Come suonare uno strumento musicale senza farsi male "

----- Original Message -----
From: "Leva, Paolo" <paolo.leva@-----.se>
To: <clair@-----.org>
Sent: Sunday, July 29, 2001 7:43 PM
Subject: Re: [clair] pollice

...buffo che noi clarinettisti passiamo da posizioni tipo "tutta colpa
dell'ancia, del poggiadito, delle chiavi, del barilotto, del bocchino, del
clarinetto, delle mani delle dita, delle labbra, dei denti...", all'esatto
posto, ovvero ad una visione quasi "mistica" (direi "Zen") dove gli aspetti
fisici, fisiologici e tecnici del clarinetto sono solo cosa superflua, ciò
che conta è l'approccio mentale.

Questo approccio "Zen" è una cosa di cui si tende ad esserne fieri, ed è
probabilmente giusto così. Infatti non è a mio parere un caso che si arriva
all'approccio "Zen" solo dopo anni e anni, ovvero quando la maggior parte
dei problemi tecnici, fisici, fisiologici e strumentali sono stati risolti.
Solo allora questi aspetti sembrano essere secondari e si crede che il tutto
sia stato in realtà risolto mentalmente. Ciò non toglie che muscoletti,
automatismi, agilità, orecchio, musicalità, capacità di scelta dello
strumento e così via, si siano sviluppati enormemente nel corso degli anni.
Questo significa che quello che ora si può risolvere solo mentalmente, non
era possibile risolverlo mentalmente agli inizi. O sbaglio?

Lo dico perché è sbagliato per un principiante dare "colpa" a fattori
esterni per i propri problemi, ma non è neanche giusto dire che i problemi
sono sempre e solo mentali. Se un principiante ha le labbra deboli, le dita
impacciate, il clarinetto scassato, il bocchino ondulato, esistono anche
problemi che non si risolvono solo con l'impostazione mentale.

Ciao!

Paolo

----- Original Message -----
From: "Alessandro Carbonare" <carbo@-----.fr>
To: <clair@-----.org>
Sent: Friday, July 27, 2001 8:17 PM
Subject: Re: [clair] pollice

> Dice il saggio: il tubo nero e il cervello sono la stessa cosa !
>
> Ciapa su' e purta a casa !!
>
> ale
> ----- Original Message -----
> From: "Franco Barbanera" <barba@-----.it>
> To: <clair@-----.org>
> Sent: Tuesday, July 24, 2001 3:49 PM
> Subject: Re: [clair] pollice
>
>
> > "Leva, Paolo" wrote:
> >
> > > Ochei ochei, mi prendo le sculacciate... :-)
> > >
> > > come si dice dalle mie parti " ciap'i sü e purt'a ca' "
> > >
> > > ...però mi devi concedere che è più facile scegliere le scarpe che la
> posizione del poggiadito, in fondo in fondo il nostro numero di scarpe lo
> sappiamo tutti ed è facile da misurare, l'appoggia dito è un'altra
storia...
> e poi le scarpe se non van bene lo si capisce subito, il poggiadito
richiede
> anni e migliaia di ore di studio allo studente inesperto prima di capire
> cos'è che non va: la posizione, la tecnica, la testa, il poggiadito...
> mah!?!
> > >
> >
> > Io ho sempre avuto un sacco di problemi con il tubo nero.
> > Ora ne ho molti di meno, ma di una cosa mi son reso conto:
> > praticamente erano e sono tutti problemi nel cervello e non nel tubo,
> mani, bocca
> > o che altro.
> >
> > salutoni
> > Franco B
> >
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